venerdì 31 luglio 2009

Il deserto (pt.IX)


"... Ho continuato a spostarmi di lato e poi in avanti e indietro per non spostarmi da questo centro, ma alla fine l'occhio si sta restringendo e per la prima volta dopo parecchio, ne vedo il limite. Verso la tempesta. E' così che deve andare..."

"...mi torna in mente quel libro di Kerouac, Angeli di Desolazione. Era di mio padre. Un mattone di quattrocento pagine. Questa frase mi è rimasta dentro ... Che bello il mondo. Vado."

FINE

mercoledì 29 luglio 2009

Il deserto (pt.VIII)


"...tutto si placa ed è dolce. Essere il ristoro per qualcuno, essere il luogo tranquillo di qualcun altro, essere il pericolo per altri ancora. Pericolo di affogare, di tirare giù. Uno stagno pericoloso quanto il mare..."

"...la via sbagliata mi ha portata nello stagno. La via sbagliata mi ha portata nell'occhio del ciclone. Un centro quieto, mentre tutt'intorno è il solito uragano. Non importa. Forse era giusto così, forse era giusto che questa calma surreale mi tenesse ancorata giù o forse no. Il punto è che mi sono crogiolata fin troppo in questo luogo..."

martedì 28 luglio 2009

Il deserto (pt.VII)


"...l'acqua è il mutamento di stato, il mio mutare è come le increspature dell'acqua..."






"... sono due cose nello stesso istante, sono cambiamento nella forma e persistenza nella sostanza, ché l'acqua per quanto la si possa agitare rimane sempre acqua. La superficie rivela sempre il tumulto e poi la quiete..."

sabato 25 luglio 2009

Dark Entries (II)




Arrivò! il volume definitivo, quello che andrà in libreria, quello che venderanno. L'edizione è molto bella, peccato per i disegni!
Oh! Io ce l'ho messa tutta, però i miei limiti sono veramente grossi... comunque da metà (più o meno) migliora :)

P.S.
Questo volume uscirà in Inglese ad agosto, in Italiano non so...

P.P.S.
Grazie al Magrello (al secolo Daniele Magrelli) che mi ha fatto da modello per le foto :D

lunedì 20 luglio 2009

Il deserto (pt.III)

"...ecco, è scarico. adesso dovrebbe cambiare qualcosa, ma non può essere solo questo. Possibile che abbia già dato fondo a tutte le mie risorse? Ho compresso tutto il tempo che avevo in questi momenti, nella speranza di sciogliere il nodo allo stomaco che mi porto dietro da un po'... ma continuo a sentirmi vuota. Non riesco a credere che il mio occhio guardi la realtà in modo così ferocemente distaccato. Di solito venivo travolta dalle cose. Era come ritrovarsi perennemente in una tempesta. Poi d'un tratto niente più tempeste, niente più raffiche di vento. Avevo imparato ad essere forte per far fronte a quella violenza, ma ad un certo punto non è servito più a niente. In realtà ho come un'impressione, di essere arrivata nell'occhio del ciclone. Tutta questa quiete immobile è surreale. Il mio vuoto è surreale. Un vuoto che devo riempire ogni giorno, ogni mattina ricomincio tutto daccapo. La sera è colmo, ma non c'è soddisfazione in questa fatica. La mattina dopo è di nuovo il vuoto. Ho dei buchi voraci dentro di me, evidentemente. Ho provato a non interferire con il mio vuoto, a rimanere immobile... ma a quanto pare non serve a granché..."


"...?..."

mercoledì 15 luglio 2009

Il deserto (pt.II)


"...dirigere i pensieri in modo coerente e strutturato per poter affrontare le proprie indecisioni richiede uno sforzo tale da rendere tutto il resto meno importante. Meno sensato. Ciò che è importante per me non può combaciare con ciò che è importante per l'esistenza stessa delle cose che mi circondano. A volte arrivano a sfiorarsi. Ma non potranno essere mai la stessa cosa, per me, per la mia sopravvivenza..."



"...continuo a richiamare ossessivamente lo stesso numero e ad aspettare che cada la linea, e lo faccio solo per una ragione, per non interrompere la perfezione di questo momento cristallizzato. Sembra tutto immutabile e tutto deve rimanere immutato. Ché qui, sdraiata nel deserto, provo una sorta di quiete rilassata. Potrei rimanere per sempre così, cerco di non mutare lo stato delle cose. Meccanicamente spingo il pulsante per il redial e ascolto il suono che ormai conosco alla perfezione, che mi rassicura, che mi fa capire che per ora non è cambiato ancora niente. E' come quando provi a chiamare un numero verde e ti mettono in attesa, all'inizio quell'attesa è snervante, la musichina che ossessivamente si ripete, inizia, finisce e ricomincia. Poi però piano piano ti rendi conto che va bene così, che la reiterazione è rassicurante, ascolti e non ascolti, magari fai dell'altro mentre in sottofondo la realtà rimane congelata in quella musica ripetuta, permane nel suo stato, rassicurante appunto... ogni tanto però ti coglie il pensiero nefasto: cosa succederà quando verrà il mio turno?..."





lunedì 13 luglio 2009

Il deserto


"Mi trovo qui e allo stesso tempo sono altrove. E' il pensiero che continua a portarmi altrove eppure non dovrebbe fare differenza, considerando che tutto sommato non so dove sia il qui. E' un posto imprecisato, da qualche parte. E' una via sbagliata... so dove stavo andando, poi, ho sentito la necessità impellente di svoltare. Forse per fretta o forse temevo che il problema, non fosse tanto ciò che incontravo per strada, ma quanto ciò che mi aspettava all'arrivo. Non so. Però devo ammettere che il tutto è stato ben mascherato, ammesso che sia questo il punto della questione. Certo, non è male come scusa. Intendo il perdersi per cercare una scorciatoia. Dirsi che, in fondo, alla meta ci voglio arrivare, addirittura ci voglio arrivare il prima possibile, questo è ciò che mi interessa... e così ritorniamo alla questione iniziale. Per essermi persa mi sono persa. il fatto di non sapere dove mi trovo mi rende inattiva e anziché riflettere sul presente, sul contingente... vado altrove. Mi immagino altri posti, altri luoghi, altre cose da fare e non ce n'è motivo in realtà. Ché questo in cui mi trovo, di per sé, è un luogo nuovo e diverso da qualsiasi altro luogo abbia mai visto prima. Al momento non so che fare e non mi interessa granché, forse. Il fatto che la persona che sto chiamando abbia il cellulare spento o comunque non raggiungibile un po' mi rincuora..."

venerdì 10 luglio 2009

Rainbow


Capita spesso che si possa sbagliare strada, sei convinto che girando a destra in quel punto ti ritroverai dove volevi essere e anche in minor tempo e invece... Non sempre la bussola interna funziona a dovere e finisce che ti ritrovi da tutt'altra parte. In realtà non è detto che sia un male, di sicuro ti porta via un po' più di tempo, ma magari ci guadagni qualcosa e alla fine non è tutto tempo perso. Chissà!
Certo mi piacerebbe perdere tempo con una Hudson Hornet nel deserto... almeno un po' :)

Comunque mi ha detto che si chiama Rain, è il diminutivo di Rainbow... si... i genitori erano dei fricchettoni.

lunedì 6 luglio 2009

Il western non muore mai



E per fortuna qualcuno ogni tanto se lo ricorda!!!
Proprio in questi giorni è infatti uscito Rio Bravo in dvd (John Ford, con John Wayne e Maureen O'hara) ed era pure ora direi, era il film mancante della trilogia di Ford sulla Cavalleria. Un gioiello!

Sempre di questi giorni è l'uscita di Call of Juarez
Fps simile in tutto e per tutto a un Call of duty (dal quale ne mutua il nome) però ambientato tutto nel vecchio west, con cavalli diligenze e duelli alla High Noon ( molto divertenti per altro). E' la storia di tre fratelli (uno è però un prete e non è giocabile) che dopo la guerra di secessione vanno allo sbando, finchè non decidono di andare a fare fortuna in Messico, dove ad attenderli ci sarà una vaga promessa di ricchezza, una donna e una tonnellata di guai! Ogni capitolo puoi decidere se giocarlo con uno o con l'altro fratello. Neo fastidioso (per ora) il doppiaggio italiano, soprattutto quello del fratello più... figo? E' veramente tremendo!


In autunno invece arriverà questo:


Promette moooolto bene, anche perchè i tizi della Rockstar (Max Payne, Gta) di solito ad un bel gioco uniscono anche una bella storia e la cosa non guasta mai.

venerdì 3 luglio 2009

Lei è stanca...


La fiacca... l'insondabile stanchezza della noia! Il vuoto poco prima dell'isteria, che quando la fiacca ti assale dopo un po' diventa fastidio e il fastidio diventa piccio, il piccio a Bari sarebbe il capriccio dei bambini, per i grandi si chiama SUSTA. La susta è una parola meravigliosa, è il malessere esistenziale, è lo spleen barese. Di solito però i baresi quando hanno la susta tendono a scacciarla menando qualcuno. Quando i baresi sono colti da spleen diventano pericolosamente incontrollabili, che a Bari il bon ton prevede sguardo basso e arrendevolezza alle cose degli adulti. Ovviamente chiunque può diventare adulto se colto dalla susta, anche un ragazzino di dieci anni.